Dopo aver preparato le valigie, infrangendo ogni regola della fisica, dalla legge di gravità ai rapporti
volumi-densità e dopo aver imbottito i propri trolley con l’ovvio minimo indispensabile come l’immancabile camicia hawaiana, un’intera collezione di pareo da farci una mongolfiera se li si cucisse tutti assieme, un’ asciugacapelli a propulsione nucleare e qualche decina di paia di scarpe.
Riusciti in un gioco di prestigio a mettere tutto nel bagagliaio della macchina solo grazie a mesi e mesi di allenamenti a Tetris ecco che si decide di partire la notte per trovare meno traffico seguendo i consigli per una “vacanza intelligente”. Ed eccoci così ad assistere a una massa di intelligentoni che partono tutti nello stesso momento ritrovandosi imbottigliati sull’autostrada.
Lasciamo stare i fortunati che potranno permettersi vacanze più o meno lunghe e dedichiamoci qui in particolare, a chi limiterà le proprie uscite fuori porta a qualche domenica al mare.
Dopo un inizio simile a quello appena descritto con i frigo bar e gli zaini al posto di valigie e cassapanche e senza la coda sull’autostrada, sostituita però da quella sul lungomare, eccoci giunti alla meta agognata.
Arrivati in spiaggia, dopo aver parcheggiato a qualche anno luce di distanza dal proprio stabilimento e dopo aver conquistato il proprio posto al sole in una guerra all’ultimo granello di sabbia con i vicini di materassino avendo l’accortezza di far sparire i caduti seppellendoli sotto qualche duna, arriva il momento più temuto: via i vestiti.
La prova costume è per molti un’impresa ai limiti dell’umano, in confronto alla quale le avventure di Indiana Jones sembrano riunioni condominiali e davanti alle quali il Tom Cruise di Mission Impossible somiglierebbe al più catastrofico mister Bean. Tra momenti d’isteria e sconforto totale si tenta in ogni modo di entrare nello slip, boxer o bikini che sia senza bisogno del piede di porco.
In una performance stile origami si tenta di ripiegare su se stesso tutto l’adipe che dal cenone di natale ancora ostinatamente insiste nel farci compagnia e che se tante volte si fosse riuscito di mandarlo via, ha comunque lasciato tracce evidenti.
I ragazzi rischiando il soffocamento ogni qualvolta passerà loro accanto qualche avvenente bagnante tratterranno decisi il respiro, stabilendo record mondiali da far invidia a Jacques Cousteau, mentre le ragazze, dopo essersi spalmate nei mesi precedenti chili di creme rassodanti e dopo essersi avvolte nel cellophane come un prodotto da rosticceria per far diminuire la pancia, vivranno perennemente nella paura di un imminente ricomparsa a sorpresa del loro più temibile nemico…la buccia d’arancia.
Un bello strato di crema protettiva e via a prendere il sole, stando attentissimi a sistemarsi bene sul telo per evitare che la sabbia che si appiccica sulla pelle a causa dell’olio abbronzante ci renda simili a una fettina panata.
Ed è a questo punto che viene il bello, perché guardandosi in giro si assiste a una varietà umana degna di un documentario di Piero Angela.
Divoratori di cocomeri, paste fredde e pizze ripiene, bagnanti in sovrappeso spiaggiati sulla battigia che dopo esser diventati neri gareggeranno con gli scogli per colore e dimensioni, maratoneti della passeggiata sul bagnasciuga che una volta partiti non si sa se faranno mai ritorno, palestrati in slippini microscopici che mostrano in un atteggiamento di finta indifferenza i loro bicipiti, bagnini ottuagenari o con un fisico da lanciatore di coriandoli, bambini che ti prendono a pallonate ai quali ricambieresti immediatamente la cortesia più e più volte, mariti e fidanzati che per osservare qualche bella donna, compiono rotazioni delle pupille al di fuori dell’umano mantenendo però la testa ben ferma per evitare che le loro compagne piantino l’asta dell’ombrellone in posti diversi da quelli consueti e tante altre figure non meno interessanti, rendono una giornata al mare qualcosa di decisamente unico nel suo genere.
Se poi si sopravvive a tutto ciò ecco il momento del rientro. Dopo essersi rivestiti, smontato l’ombrellone e, si spera, raccolto le cartacce, ecco che ci si dirige verso la propria auto, cercando di risistemare tutto come prima della partenza e ascoltando le maledizioni del proprietario del mezzo verso chi non si pulisce bene le scarpe e semina sabbia all’interno dell’abitacolo.
Se poi vi accorgete di aver dimenticato qualcosa scordatevela per sempre. Non si tornerà indietro a riprenderla, anche perché dragare l’intera spiaggia non è certo cosa facile. Tutto finito qua? No, perché se malauguratamente vi siete esposti troppo al sole o non avete usato abbastanza crema il peggio deve ancora cominciare…
Claudio Lanzi
Anno 0 Numero 22 Articolo 21









settembre 11th, 2010 at 02:53
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