I social network o i programmi come Messenger mettono a disposizione degli utenti l’opzione “blocca” per impedire
la possibile interazione, in ogni sua forma, con una persona a noi sgradita. Lo stato transitorio del verbo “bloccare” porta però ad una perversione del meccanismo: così come esiste il “bloccaggio“, allo stesso modo esiste lo “sblocaggio“, che in qualche modo, combinato ad altre depravazioni (tipo lo status “invisibile ” su messenger) ci permette di fatto di spiare le vite degli altri, di guardare senza essere visti.
Facebook, con tutte le possibili combinazioni di privacy, continuamente aggiornate anche malgrado gli utenti, rappresenta in un certo senso il male. Quello che le persone decidono di condividere su una bacheca o con un video, risulta molto più appetibile di quello che potrebbero dire in una telefonata o dal vivo.
Ho riflettuto in prima persona e sono giunta alla conclusione che questo “vivere sociale” e allo stesso tempo “virtuale”, ci riporta un po’ a quanto accadeva nell’agorà, la pubblica piazza, dove si è sottoposti al giudizio degli altri e al rischio di ostracismo virtuale. L’esempio più lampante? L’opzione “Mi piace“…Non a caso non è ancora stata abilitata l’opzione “Mi fa cagare”, e questo forse lascia trapelare un certa ipocrisia e il perbenismo di questi networks che, in fondo, hanno il fine ultimo di essere dei grandi contenitori di pubblicità. Ad ogni modo, questo contesto in qualche maniera riesce a condizionarci e ci rende particolarmente attenti all’immagine che vogliamo dare di noi stessi.
Ritornando al discorso “block”, i comportamenti più frequenti sono in sostanza due: la prima, il caso in cui si blocca l’altro per interrompere ogni tipo di relazione; questo appartiene a chi, in maniera “sana”, ha “cancellato” qualcuno, come giustamente accade nella vita, per motivi più o meno gravi, dalla propria mente e dai propri pensieri, oppure quando si tratta di un qualcuno dal quale semplicemente non si vuol essere rintracciati per motivi di privacy; la seconda opzione riguarda invece i casi in cui non si ha il coraggio di chiarire apertamente dei conflitti, vuoi per paura, vuoi per insicurezza…o vuoi, ancora più spesso, per cattiva coscienza.
Tuttavia, tramite profili “fake”, account di altre persone e vari espedienti di questo genere, in qualche modo è sempre possibile avere accesso ad una fetta di “vita”, spesso fraintendendo che ciò che si pubblica su un social network non potrà mai identificare un essere umano nella sua complessità e totalità. Spicca, peraltro, un aspetto decisamente voyeur della cosa, che ricorda quasi come la telecamera di Hitchcock ne “La finestra sul cortile” o dietro il buco della serratura in “Psycho”.
In effetti tutto questo ha dell’orrorifico: dipenderà solo dalla natura perversa di queste tecnologie (il medium quindi determina un comportamento?), oppure semplicemente la tecnologia facilita il compito a chi avrebbe cercato comunque un modo per “spiare” la persona amata, odiata, o meglio, temuta o invidiata?
Alessia Benincasa
Anno 0 Numero 11 Articolo 6
Foto: http://www.evaystyle.com/wp-content/uploads/2009/05/divieto-windows-messenger-embargo.jpg
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