Sulle tracce dei Sanniti

La località molisana che oggi viene denominata Altilia e, che sorge a ridosso dell’incrocio tra il fiume Tammaro e il tratturo Pescasseroli-Candela, parallelo al massiccio del Matese, sul quale, sin dai tempi più antichi, gli animali transitavano nelle loro migrazioni stagionali, è la vecchia Sepino.

Il nome Saepinum, deriva dal latino saepio, vale a dire recinto e dovrebbe coincidere con la stessa area che, nel IV secolo a.C., era adibita dagli abitanti del posto allo scambio di mercanzie e animali.

Il territorio era controllato da una fortezza, istituita dai Sanniti in epoca post romana, collocata a 950 metri di altitudine, che dominava sull’intera area; il posto prendeva il nome di Terravecchia (Saipins).

I Sanniti tenevano il controllo, dunque, di ogni tipo di traffico che si effettuava nella valle, da diverse direzioni. Alla fine del II secolo a.C., ai limiti dell’intersezione tra il fiume e il tratturo, sorgono degli agglomerati urbani, costruiti in tecniche evolute di manodopera, mediante l’uso del coccio pesto e del mosaico.

Tra il II e il IV secolo a.C., la città di Saepinum viene cinta da mura di cemento per resistere alle insidie esterne. Le mura erano intervallate da torri, che sono identificabili tuttora; e, vi erano quattro porte, ognuna che dava sui diversi versanti di attacco: le porte di Boiano e di Benevento, sul tratturo (il decumano), e le porte Tammaro e Terravecchia, sul percorso montagna-fiume (il cardo). Le porte che proteggevano la città dall’esterno fungevano anche da dogane attraverso cui pagare il dazio; la meglio conservata è la Porta Boiano, collocata tra due torri e portante l’incisione di due figure barbariche, un’iscrizione imperiale risalente all’epoca di Marco Aurelio, inerente a disposizioni precise sulla tutela delle pecore. Continuando ad osservare la porta, troviamo sulla chiave di volta del portale, un’immagine scultorea della testa di Ercole; spostandosi verso il lato sinistro, si può scorgere il centro termale o Terme di Silvano, di cui vi sono solo le fondamenta. Dirigendosi da Porta Boiano al Foro, luogo in cui si svolgeva il mercato, sono state portate alla luce dagli archeologi delle case, in cui sono individuabili anche segni di porticato.

Vi sono ancora, un macellum, ossia un mattatoio, con dentro una vasca e tutto ciò che potesse arredare un luogo per la lavorazione degli animali; la basilica ed il tribunale.

Dunque, un’osservazione rilevante da tener presente, è l’utilizzo del Foro, in epoca sannita, come area di commercio, mentre durante il periodo romano fungeva da punto di collegamento con Roma, per questioni politico-amministrative; infatti, questo valore conseguito lo si evince dallo stile che hanno i monumenti, dedicati ad Augusto e a Nerone, di cui sono stati rinvenuti alcuni frammenti.

Proseguendo sul lato sinistro del Foro, verso Porta Benevento, si riconoscono il comitium, ossia una sala riservata alle assemblee popolari durante l’elezione dei funzionari pubblici; poi, la curia, struttura che ospitava i decurioni per l’elezione dei magistrati; vi si aggiungono altri plessi, di cui non si hanno informazioni o testimonianze adeguate per definire con precisione la loro natura, ma si pensa, con l’aiuto di oggetti ritrovati, che vi fossero un frantoio e una conceria. Accanto a questi, vi è collocata una fontana, detta Fontana del Grifo.

Anche Porta Benevento è “costretta” tra due torri, ma a differenza della prima, sull’arco essa ha raffigurata un’immagine scultorea con elmo, dedicata a Marte. In una delle due torri, vi è una cisterna dell’acquedotto, costruito in una maniera piuttosto singolare, perché si pensa che fosse l’unica soluzione che lo facesse resistere alla spinta interna dell’acqua. Nei pressi delle porte che sono state esaminate, vi sono dei monumenti funerari, il mausoleo di P. Numisio Ligure e di Caio Ennio Marso, entrambi magistrati.

Tra le Porte Boiano e Tammaro è ubicato il teatro, di cui sono visibili i resti, anche se tra di essi sono facilmente distinguibili quelli di un edificio rurale costruito nel settecento.

Nel 667 d.C., Saepinum viene ceduta ai Bulgari di Alzecone, dal longobardo duca di Benevento, Romualdo. Essi si stabilirono in questa zona, occupando anche il centro romano, fino al IX secolo, quando fu saccheggiato dai Saraceni.

Proprio a questi ultimi è legata la città di Altilia, indicata con il nome di Atilie o Hatelie, in un racconto scritto, annoverato nella Chanson de Roland, che si riferisce all’antica Saepinum; in altri documenti, di cui non si hanno fonti certe, Altilia è considerata terra di antichi cavalieri, da essi costruita e abbandonata per intraprendere il viaggio in Terrasanta, per la liberazione del Santo Sepolcro…

TACCUINO DI VIAGGIO

COME RAGGIUNGERE ALTILIA:

In auto

- Da Napoli: autostrada A1 uscita Caianello

- Da Roma: uscita San Vittore

- Da Campobasso: S.S. 87 verso Isernia-Benevento uscita Sepino

- Da Isernia: S.S. 17 verso Campobasso-Benevento uscita Sepino

- Da Benevento: S.S. 87 verso Campobasso uscita Sepino

 

In treno

- Linea Milano-Bari, stazione F.S. Termoli

- Linea Termoli-Campobasso, stazione F.S. Campobasso

- Linea Roma-Campobasso, stazione F.S. Campobasso

- Linea Napoli-Benevento-Campobasso, stazione F.S. Campobasso

Autolinee

- Autolinee Molise Trasporti, da Roma piazzale della stazione F.S. Tiburtina

- Cerella, da Napoli piazza Umberto

- Larivera, linea Sepino-S. Giuliano del Sannio-Cercepiccola-Campobasso

- Moffa, linee Molise-Francia-Belgio, Molise-Svizzera-Belgio

DOVE MANGIARE:

- Agriturismo La Taverna

- Centro Turistico Il Grifo

- La Baita

- La Locanda di Bernardo

- Ristorante Porta Tammaro

DOVE DORMIRE:

- Domus Al Colle

- Dimora Del Castello

- Domus Santo Stefano

- Domus Catone

- Pargest Srl

- Nerazio Prisco

- Agriturismi La Taverna

APPUNTAMENTI ANNUALI:

Festa di Santa Cristina, 23-24-25 luglio

PRODOTTI TIPICI:

Salumi: Ventricina – Sfarriccio – Sagicciotto

Formaggi: fior di latte – pecorino – burrino – caciocavallo – stracciata

Vini: Keres

Tartufo

Olio

Valentina Barile

Anno 0 Numero 11 Articolo 16

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