Lemuel Gulliver: un misantropo antisociale

L’ultima volta che ho letto “I Viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift è stata la scorsa estate, a Parigi, e non potevo assolutamente immaginare che questo libro fosse così affascinante e pieno di idee innovative e teorie incredibili riguardo l’uomo, il Mondo e l’Universo.

Un romanzo misterioso che mescola il fantastico e il reale; è una dura critica alla società in cui vive lo stesso Swift; è anche un pesante attacco alla rivoluzione scientifica e una pungente satira contro la società civilizzata. Voglio risolvere un enigma: per quale motivo Jonathan Swift ha scritto “I Viaggi di Gulliver”? Era forse un pazzo? E che cosa significa “Laputa” e perché sceglie proprio questo nome?

Ma…chi è Lemuel Gulliver e per quale motivo compie questo viaggio?

Per comprendere appieno questo romanzo, bisogna dapprima riflettere su quanto segue: “I Viaggi di Gulliver” è un lavoro assai controverso. Jonathan Swift scrive il suo capolavoro nel 1726 con l’intento di divertire molte persone; il divertimento attraverso la satira era ciò che Swift aveva in mente. Scrisse questo romanzo come parodia dei romanzi d’avventura e per attaccare il genere umano; viene però letto anche come fiaba per bambini. L’ironia di Swift – che è spesso ignorata o rifiutata -  può essere ritrovata nella disposizione mentale ristretta dei piccoli Lillipuziani, nell’anormalità fisica e morale dei giganti di Brobdingnan e nella grande intelligenza dei cavalli che si contrappone all’ignoranza dei Yahoos, presentati come esseri simili agli uomini.

Il protagonista, Lemuel Gulliver, è un marinaio ben educato a cui è stato suggerito di intraprendere la professione di chirurgo. Girovagando per il mondo ed esplorando nuovi posti, Gulliver incontra nuove culture e civiltà. Egli non indossa gli abiti tipici del XVIII secolo; ha, per esempio, i capelli lunghi che gli impediscono di girare il capo completamente. Gulliver è un round character. Questo si nota quando egli racconta esperienze passate durante un nuovo viaggio; ciò significa che riesce a comparare due situazioni in modo da imparare dagli errori commessi.

I temi costituiscono la caratteristica fondamentale e universale dei testi letterari. Swift affronta le seguenti tematiche: l’individuo contro la società; i limiti della conoscenza umana. “Gulliver’s Travels” esplora l’idea dell’utopia, un modello immaginario di una comunità ideale. Potrebbe essere considerato anche uno dei primi romanzi della moderna alienazione, poiché descrive attentamente i continui fallimenti ed errori commessi dal singolo per integrarsi con nuove culture diverse da quella da cui egli proviene. La stessa Inghilterra non è considerata da Gulliver la propria patria, e le entrate finanziarie infruttuose e ancora il patrimonio paterno insufficiente per il suo alto tenore di vita potrebbero essere tali da far sentire Gulliver alienato dalla società. Egli non parla mai volentieri o nostalgicamente dell’Inghilterra; e, ogni qualvolta torna a casa, è pronto a ripartire immediatamente. Non si lamenta mai esplicitamente del suo stato di solitudine ma, amareggiato, alla fine del romanzo lo vediamo chiaramente isolato da tutto e da tutti come un misantropo antisociale. In tal modo, se la satira di Swift ridicolizza gli eccessi della vita comunitaria, potrebbe ridicolizzare anche gli eccessi di individualismo e solitudine nel ritratto di un Gulliver miserabile e solo che parla ai suoi cavalli quando torna a casa in Inghilterra.

L’idea che gli uomini non siano portati a conoscere ogni cosa e che quindi tutta la capacità conoscitiva abbia un limite naturale è presente ne “I Viaggi di Gulliver”. Swift attacca particolarmente la conoscenza teorica: il suo ritratto degli abitanti di Laputa come individui antipatici ed egocentrici è la parodia palese di tutti quelli che si vantano di conoscere tutte le verità. Egli enfatizza anche l’importanza della conoscenza personale. Gulliver, all’inizio del romanzo,  non riflette mai ad “alta voce” né è consapevole di sé e delle proprie capacità. Non parla delle proprie emozioni, passioni, sogni o aspirazioni e non mostra interesse nel descrivere a noi lettori la sua psicologia. Alla fine, però, egli è vicino alla conoscenza della propria personalità e giunge a capire che egli stesso è un Yahoo.

I tre temi che i critici ritengono fastidiosi e spiacevoli sono: la combinazione curiosa tra la matematica e la musica elogiata dai cittadini di Laputa, la serie di esperimenti alla Grande Accademia di Lagado e il cosiddetto magico apparato  (l’Isola Volante), un espediente che Swift prende in prestito da altre opere.

Il termine “Laputa” deriva dallo Spagnolo “La Puta”, che significa la prostituta; riguarda una persona e/o un posto che gestisce in maniera innaturale e immorale la propria natura fisica.

McNeil sostiene che il terzo viaggio debba essere considerato non come “una condanna generale delle nuove scienze o dei nuovi filosofi, ma come un avvertimento a questa più che imprudente età ottimista per tenere gli occhi sul passato e la testa fuori dalle nuvole”.  Swift trasse quasi tutto il suo materiale satirico da articoli e studi originali e autentici. Molte delle idee e considerazioni che egli presenta si basano su esperimenti veri riportati nelle opere letterarie del suo tempo e, in maniera particolare, su servizi e schede pubblicate su “Philosophical Transactions” della Royal Society.

McNeil scrive che una delle fonti a cui Swift attinse per la sua satira sulla fusione della geometria e della musica con esclusione di tutto il resto, fu lo scienziato Christian Huygens, che aveva scritto nel 1667 che “per quanto gli abitanti degli altri pianeti potrebbero differire dagli uomini in altri modi, essi devono concordare sulla musica e la geometria, dal momento che [la musica e la geometria] sono dovunque immutabili, e sarà sempre così”.

Jonathan Swift è un autore grandioso. Senza i suoi “Gulliver’s Travels” ci sarebbe un tassello vuoto nel grande puzzle della letteratura universale.

Nicolamaria Coppola

Foto: http://www.esquire.com/cm/esquire/images/3d/jonathan-swift-0708-lg.jpg

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