Contro la riforma Gelmini dell’università, contro i tagli ai finanziamenti agli atenei, il blocco delle assunzioni e
degli stipendi di docenti e ricercatori e un totale disinteresse verso l’istruzione e la cultura, gli studenti di Roma scendono in piazza.
Centinai di universitari hanno sostenuto i loro esami all’aperto fuori delle rispettive facoltà, allestendo tavoli e sedie nei giardini della Sapienza, accontentandosi anche di normali panchine trasformate per l’occasione in cattedre e banchi.
In origine la protesta prevedeva il blocco degli esami, ma ciò avrebbe danneggiato molto gli studenti che dopo mesi di studio si sarebbero visti impossibilitati a sostenere i colloqui, optando così per un’alternativa che garantisse il normale svolgimento degli esami pur mostrando il profondo disagio che il mondo accademico e studentesco vive oramai da troppo tempo.
Non sono stati solo i giardini della Sapienza a ospitare queste anomale sessione d’esame. Anche Piazza Navona ha dato il suo contributo trasformandosi in un enorme aula universitaria, senza contare che la piazza si trova di fronte a Palazzo Grazioli, residenza romana del presidente del consiglio.
Questa riforma universitaria sembra che se da un lato penalizzi l’istruzione pubblica dall’altro privilegi quelle private e on-line, che vedono aumentare i propri finanziamenti.
A rischio probabilmente alcuni corsi di laurea che potranno scomparire nel prossimo futuro. Chi è iscritto a qualcuno di questi corsi di laurea a rischio eliminazione sarà obbligato a cambiare indirizzo accademico sperando che gli esami già sostenuti siano convalidati.
“I tagli ci tolgono il sonno” è stato invece uno degli slogan di un’altra forma di protesta degli studenti della Sapienza che hanno sostenuto alcune sessioni d’esame la notte.
Queste forme di protesta non sono piaciute tuttavia a diversi studenti facenti parte il più delle volte di movimenti studenteschi di destra come “Azione universitaria” che vedono in queste manifestazioni qualcosa che in realtà danneggia gli universitari stessi.
Purtroppo se c’è una cosa bipartisan nella politica italiana questa è il prendere ad accettate la cultura e l’istruzione ogni qualvolta ci sia bisogno di fare cassa.
Non si toccano le auto blu, non si toglie la diaria ai politici che abitano a Roma e che non hanno bisogno dei rimborsi per affitti e bollette, non si tagliano i bonus ai manager, né si fanno tagli ben definiti e chirurgici nei settori dove gli sprechi sono fin troppo visibili. Si va subito al sodo colpendo la cultura, come se fosse solo una palla al piede senza che nessuno capisca quanto essa sia importante umanamente, quanti posti di lavoro dia e perché no, quanto faccia guadagnare allo stato.
Forse puntando su questo ultimo aspetto i nostri politici vedranno le cose in modo diverso.
Claudio Lanzi
Anno 0 Numero 18 Articolo 17
Foto: http://www.uniroma1.it/








