200.000 euro per un “La” in meno

Siamo in crisi. Su questo non ci piove! Tagli a destra e a manca, contratti precari e migliaia di licenziamenti. Il sistema scolastico italiano è stato uno dei settori più colpiti.

Tutti si lamentano, rettori universitari, presidi e professori. Eppure c’è stato e c’è qualcuno che spreca denaro, tanto ma tanto denaro.

Dai televisori al plasma di Roma 3 all’azienda vinicola Villa Montepaldi finanziata dall’Università di Firenze passando per i corsi di laurea con sette iscritti delle Università di Siena e de L’Aquila e i 320 medici di troppo alla facoltà di medicina al Policlinico di Messina. Mini-università, maxi-sprechi: il binomio non fa una piega.

Sorvoliamo. Parliamo dell’università della Capitale – la più grande d’Europa e la seconda nel mondo dopo Il Cairo, con i suoi 160 mila studenti e oltre diecimila dipendenti – La Sapienza, pardon Sapienza. Si perchè nell’oramai lontano novembre 2006 l’università romana, nata per volontà di papa Bonifacio VIII il 20 aprile del 1303, ha rifatto il proprio look cambiando nome e logo.

L’allora rettore dell’ateneo Renato Guarini giustificò con queste parole la via del restyling: “Questo cambiamento rappresenta un passaggio fondamentale, necessario per riposizionare la Sapienza nella knowledge society e per garantirne l’unicità, anche in vista del prossimo decollo operativo degli atenei federati”. Dunque via la dea Minerva e benvenuto Cherubino, simbolo della pienezza del sapere, nel logo universitario, e via quel “La” di troppo dal nome storico dell’ateneo,  Sapienza Università degli studi di Roma. Ora è così che si chiama. Il prezzo? Solo 186.000 euro. Soldi che potrebbero essere per un ipotetico ricercatore precario a 1000 euro al mese mensilità per ben 15 anni e 6 mesi. Inoltre si tratta di una  “Spesa che – sottolinea il bando pubblicato ad aprile 2006 sul sito della Sapienza – graverà sul bilancio universitario”.

Oltre il danno la beffa: aggirandosi per i corridoi della città universitaria capitolina, sita in piazza Aldo Moro 5, e chiedendo agli studenti “Come si chiama la tua università?” questi prima sorridono poi “Facile. Università La Sapienza”. Certo.

“Il logo della stessa?” minuto di silenzio “La dea Minerva, c’è anche la statua all’entrata!”

E invece no. Il logo è il cherubino, come già detto, simbolo storico della Sapienza in quanto già nel 1640 l’architetto Federico Borromini, su commissione del cardinale Barberini, utilizzò per la prima volta questo angelo con sei ali come simbolo della maggiore università della Capitale. A questo punto cambiamo anche il suo motto, non più: “Il futuro è passato qui.” bensì “Il passato è presente qui!”.

Francesco Coppola

Anno 0 Numero 2 Articolo 4

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