Cambiando numero alla riforma il risultato non cambia

La pace per gli studenti universitari in ambito amministrativo sembra non dover giungere mai. Ogni nuovo ministro che si insedia sulla poltrona di via Trastevere ha in mente solo una parola: riforma. E poco importa se questo spinge nel burrone della disorganizzazione tutte le università italiane. L’importante è riformare. Ed è così che si è abbandonato l’ordinamento numero 509, per abbracciare il numero 270.

Tutti hanno riconosciuto l’inconcludenza della riforma 509, ovvero il famosissimo”tre più due”, che tutto ha fatto tranne agevolare gli studenti universitari. Rendendo la spiegazione piuttosto scevra, si è data la possibilità di terminare gli studi al terzo anno tramite la laurea breve, con la possibilità di iscriversi ad altri due anni di corso di laurea specialistica, in cui si dovrebbero raffinare le tecniche apprese durante la triennale. Anche se la laurea specialistica è stata presentata sotto forma di scelta personale, gli studenti hanno ben presto compreso che questa è una tappa necessaria: la laurea triennale, sul mercato del lavoro, ha una valenza pari al meno uno.

Se la matematica elementare non inganna, gli anni di studio complessivi sono sempre cinque. Gli studenti ne hanno solo ricavato uno stress maggiore. Un esempio  tra tutti è la preparazione di due tesi di laurea, una per la triennale ed una specialistica!

Ora la situazione è mutata. Il 509 sforna nel 2010/2011 i suoi ultimi laureati e le nuove leve sono già iscritte al famigerato 270, le cui novità sono davvero importanti e fondamentali.

1) Innanzitutto, si è ben pensato di cambiare il nome alla laurea di secondo livello. Diciamo addio a questo insulso “ specialistica” e accogliamo il termine “magistrale”. Il cambio fondamentale di denominazione dovrebbe sottolineare l’autonomia che assume la laurea di secondo livello rispetto alla triennale. Nella praticità dei fatti, il cambiamento non esiste.

2) Diminuisce il numero di esami e vengono aumentati i crediti. Gli studenti del 509 facevano anche quindici esami all’anno. Ora il massimo numero che si potrà fare nell’arco dei tre anni sarà 20. Esempio di giustizia paritetica.

3) Le attività formative prevedono un minimo di 12 crediti. Nel vecchio ordinamento il numero minimo era di 18.

4) Si dovranno avere almeno 60 crediti per potersi iscrivere al terzo anno, nel 509 erano indispensabili solo 56 crediti. Il cambiamento numerico è epocale.

Il mutamento dovrebbe interessare solo coloro che si sono iscritti all’università a partire dall’anno accademico 2008/2009. La realtà non è questa. Esiste un’altra fascia studentesca con la denominazione “fuori corso”, ovvero gli universitari che non son riusciti a terminare tutti gli esami nell’arco dei tre anni. Loro sono nella situazione peggiore che si può mai presentare: il limbo universitario. Non sanno se procedere imperterriti nell’ordinamento 509 o se lasciarsi il passato alle spalle e sposarsi con l’ordinamento 270. Nell’ultima scelta è bene includere un sicuro mal di testa che assalirà il povero studente nel momento in cui dovrà affrontare le tabelle di comparazione, lo strumento attraverso il quale si potrà (solo teoricamente!) far combaciare degli esami del 509 con alcuni del 270.

E di certo il 270 non chiude le riforme universitarie. Siamo pronti a scommettere che un nuovo ministro o magari anche la stessa Gelmini, il cui hobby preferito sembra essere quello di distruggere l’istruzione, saranno pronti a legiferare in materia universitaria. Le vie della burocrazia, in fondo, sono infinite!

Adele Lerario

Anno 0 Numero 11 Articolo 3

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