A caccia di scintille: Gad Lerner si racconta

Abbiamo incontrato Gad Lerner a Macerata, in occasione della presentazione del suo ultimo lavoro editoriale. Da lui ci siamo fatti raccontare il perché della tensione alla scrittura letteraria, la differenza fra quest’ultima e la giornalistica e le ragioni del desiderio d’immersione nel tormentato passato familiare, legato a doppio filo a quello storico del popolo ebraico. Un dialogo intenso, che ha riservato non poche sorprese.

Qual è il significato dell’esperienza della scrittura, a suo avviso? Quale valore ha essa rivestito nell’arco della sua vita?

“E’ stata parte fondamentale del mio percorso: l’ultima volta che l’ho ‘incontrata’, mi ha aiutato ad affrontare problemi assai dolorosi.

L’ho usata come strumento contro l’ingenuità, per riuscire ad affrontare ciò che non andava e a sentirmi meglio. Nel momento in cui si tratta di fare i conti, come nel mio caso, con una serie di relazioni familiari e sentimentali complicate, la ricerca della verità può essere dura. Eppure, comprendersi attraverso la scrittura può essere un grande motivo di sollievo.”

Nel dedicarsi alla stesura del suo ultimo libro, incentrato sulla sua personalissima storia, ha sicuramente compiuto molti passi sulla strada dell’acquisizione di consapevolezza di sé. Perché questa si è poi trasformata in necessità di scrittura?

“Perché dovevo fare i conti con la mia storia familiare fino in fondo ed era necessario mettere tutto su carta per poter capire veramente. Di certo posso dire di aver raggiunto la coscienza piena di quello che è stata la mia storia familiare solo ed esclusivamente scrivendo.”

A proposito di “anime vagabonde”, come recita parte del titolo del suo libro, in lei coesistono probabilmente due anime: ve n’è una più propriamente giornalistica ed una più “letteraria”. A che grado di fusione arrivano? Avverte mai, invece, una sorta di conflitto tra le stesse?

“In realtà, devo dire che buona parte della metà d’anima giornalistica è nata per caso. Avrei voluto dedicarmi molto di più alla scrittura, perché è con essa che si scava a fondo. La sorte ha voluto il contrario, e dal mio lavoro sono comunque arrivate grandi gratificazioni. Ho però sempre considerato mio campo d’elezione la scrittura, preceduta naturalmente dalla lettura.”

Lei si confronta quotidianamente anche con la scrittura per il WEB, governata da regole completamente differenti da quella su carta. Qual è il suo rapporto specifico con essa?

“Di sicuro sul web si va più veloci, e anche a me capita di operare così in quel contesto comunicativo. Affido al mio blog davvero tutto, anche la dimensione più personale. Il rapporto con questo nuovo strumento di espressione è molto interessante, perché per me è lì che avviene la scoperta di critiche spiazzanti, che vengono da ambienti a me non prossimi.”

Silvia Baldini

Anno 0 Numero 15 Articolo 2

Foto: Silvia Baldini

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